Quando il sapere fa spettacolo

Tra i pionieri delle “lezioni dal palco” c’è stato di certo un drammaturgo come Marco Paolini che ormai nel lontano 1993 raccontò in un lungo monologo teatrale la cronaca del disastro del Vajont, ‘orazione civile’ che nel 1995 portò all’autore e interprete anche un premio Ubu, massimo riconoscimento in Italia per il palcoscenico. Poi fu la volta dei giornalisti; Marco Travaglio tra i primi. Di recente la febbre del teatro sta trasformando posati accademici e docenti universitari in histostar e ricercattori. E’ il fenomeno del sapere messo in scena per un pubblico spesso pagante, trasformato, grazie a un filo di drammaturgia, in performance sempre più attraenti per spettatori, che, sebbene pigri lettori (così dicono le statistiche), sono tuttavia capaci di rimanere inchiodati a una poltroncina per due ore, davanti a qualcuno che gli spiega le leggi della fisica, gli racconta la Roma di Nerone, o cerca di rendere comprensibile il mondo dell’economia. Prova ne sono i tanti festival culturali, ma anche il fenomeno delle “Lezioni dal palco”, come titolano appunto due pagine uscite ieri (15 gennaio 2017) su Robinson, l’inserito culturale di Repubblica.

“L’intellettuale perfomer non è una novità di oggi”, scrive Simonetta Fiori sul quotidiano diretto da Mario Calabresi. “Ma da qualche anno nella storia del costume culturale è successo qualcosa di nuovo che ha a che fare con la trasmissione del sapere: non più ex cathedra ma sul palcoscenico.  Non più la tradizionale lecture costruita su tecniche retoriche sperimentate, ma una vera performance, che mette in gioco voce e fisicità, capacità empatica oltre che didattica. Se prima il professore andava al congresso oggi finisce in cartellone”.

Elastica da sempre crede in questo filone di divulgazione del sapere, di intrattenimento intelligente. Tanto da aver nella storia professionale dei suoi singoli collaboratori esperienze con il geologo Mario Tozzi abbarbicato su un balcone di un palazzo affacciato sulla pubblica piazza mentre conferisce di risparmio energetico, o il progetto di Serena Dandini che ha sdoganato il tema del femminicidio in teatro.

Negli ultimi anni Elastica ha prodotto i titoli teatrali di Alessandro Baricco (Palamede e le Mantova Lectures), per ricordare un altro eccellente precursore di questa trasmissione del sapere drammatizzata, non a caso citato anche nelle reportage di cui sopra. Sta poi all’interno di questo genere di percorsi culturali anche un altro spettacolo ideato e realizzato da Elastica: è “Thyssen. Opera Sonora”, il reportage di Ezio Mauro sull’incidente della famosa acciaieria a Torino dove nel dicembre del 2017 trovarono la morte (una morte atroce) sette operai. Ezio Mauro, senza snaturare la sua figura di cronista, porta in scena il dramma aiutato dalle voci di Umberto Orsini e Alba Rohrwacher.

Anche La Lettura, inserto culturale del Corriere della Sera, aveva raccontato il fenomeno una settimana prima (n.267 dell’8 gennaio 2017) chiamando ad esempio un’opera teatrale di grande successo sui palcoscenici anglosassoni: è The Curious Incidente of the Dog in the Night-Time, tratto dal romanzo di Mark Haddon che in italiano è stato tradotto con il titolo di Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte. E’ la storia di un ragazzino fortemente autistico e con il pallino delle frazioni. Lo spettacolo termina proprio con una dimostrazione matematica. “Una dimostrazione può essere il finale di una pièce teatrale? Non farebbe fuggire gli spettatori?”, si chiede Michele Emmer sulle pagine del quotidiano. Sembra di no, a leggere i dati dei botteghini d’oltre Manica.

Elastica, da parte sua, ci ha provato e ci proverà ancora a scombinare carte e formati.

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